




...perché ho girato e rigirato le parole.
E mi sono tornate indietro violente.
Io, ingenuo come sono, credevo di cambiarlo questo mondo.
Con le parole, capisci?
Credevo di poterlo ricostruire questo mondo fatto di te.
E invece ho sbagliato tutto dall'inizio.
Questa meravigliosa cosa non è mai stata per me, lo sapevo, lo so adesso con maggior certezza e minor fede.
Ci ho provato a farla diventare mia ed è stato un disastro.
Volevo qualcosa di speciale di te e quasi esclusivo, non l’ho avuto.
Tanto di te è per gli altri .
Io non sono "gli altri ", e sebbene qualcosa di speciale ce l'ho anche adesso, avrei voluto per me, di te, ben altro.
Avrei dovuto anche dirtelo e non l'ho fatto.
Ho sbagliato anche questo.
E allora smetto di scrivere perché qui finisce quello che ho da raccontare.
Ti smetto di dosso, scrollandomi.
E fa male.
E mi scrollo con te le parole.
Non ho più un buon motivo per riempire un foglio di lettere.
Io senza parole ci posso stare ....
Scusami per non averti detto quanto male mi facevi e perdonami per non averti sorriso di più quando sotto casa, guidando, mi baciavi,scusami per non esserti saputo stare lontano e per non esserti stato più spesso vicino.
Perdonami perché ho saputo darti solo parole.
E perché queste sono le ultime.


...letto in due giorni...si può sorridere e ci si può stupire...di cosa sia se stessi.
...è davvero un bel libro...
Senza scarpe, che male c’è ?
Non c’è niente di male a camminare sul prato senza scarpe. E infatti la prima volta che l’ho vista passare a qualche metro da me non ho praticamente neppure alzato la testa. Sì, ecco, c’è una con una gonna sopra il ginocchio, abbastanza alta, abbastanza giovane, abbastanza carina, una con troppi abbastanza per distrarmi subito dalla lettura, scaldato com’ero da quel sole, rinfrescato il giusto da quel vento un po’ così.
Al secondo passaggio ero lì, invece, con la testa alta, stavo pensando a chissà che o più probabilmente facevo, nel modo meno evidente possibile, esercizi contro il male alla cervicale, esercizi insegnatemi qualche tempo fa dal mio dottore una volta che mi ero fatto visitare per dei malanni fisici che in realtà erano semplici sintomi di un buco oscuro nella testa.
Secondo me il mio dottore l’aveva capito, che stavo soltanto battendo i coperchi (come si dice dalle mie parti), ma già che c’era tra una rassicurazione e l’altra ne aveva approfittato per farmi vedere come avrei dovuto combattere il dolore alla cervicale.
Saggio uomo quello.
Quindi, la seconda volta l’ho vista bene e mi ha colpito. Non tanto per le gambe nude molto chiare, non tanto per i capelli molto scuri, ma per lo sguardo vuoto, quello sguardo lì non si finge, quello sguardo lì vuole dire una cosa: un posto diverso come casa e la paura come amica.
Mi sono detto: 'Sta male.' Sono mille i motivi per cui una può essere in quelle condizioni, ma quello che non sono riuscito a farmi passare è la sensazione di avere davanti una bambina che si è persa. Solo che il mondo reale non è quello dei libri, è difficile non pensare a quello che può succedere a fare una cosa semplice e giusta come alzarsi, prendere per mano qualcuno che si è perso e riaccompagnarlo a casa. Così non ho fatto niente, ma non sono più riuscito a leggere, l’ho seguita con lo sguardo, sperando che fosse con qualcuno, che ci fosse qualcuno ad aspettarla, qualcuno a ricordarle la strada. Invece niente, ha continuato a caracollare, ora sempre più distante da me. Continuava a camminare a piedi nudi anche sulla ghiaia. Quando cammini a piedi nudi sulla ghiaia, se lo fai come lo stava facendo lei, il peso del tuo corpo fa si che i sassolini appuntiti ti si piantino nel piede, fa male, spesso finisce anche che ti si formino piccole ma frequenti cicatrici; camminando in quel modo lì, con quella disperazione, le piante dei piedi non potranno non sanguinare.
A quel punto l’ho persa di vista, mi è venuto freddo di colpo, forse per il fatto che se n’era andato giù il sole o forse perché sentivo di non aver fatto una cosa necessaria.
Dopo qualche minuto è spuntata di nuovo su di un prato non lontano, tra gli sguardi e le risate dei ragazzini che erano lì come si va a passeggiare in centro, senza un perché.
Mi sono avvicinato, lo sguardo era veramente vuoto, chissà per chi, chissà per che cosa e così le ho chiesto: 'Tutto bene ? Ti sei persa ? Hai bisogno di aiuto ?'
Per la prima volta da quando mi ero accorto di lei si è fermata. Come se una voce da fuori entrasse nella nostra stanza mentre stiamo dormendo, mentre stiamo sognando di camminare, una voce che non impone nessun comandamento, una voce che domanda soltanto, apparentemente, senza motivo: 'Come stai ?'
Ci ha messo un po’ prima di rispondermi con una voce strana ma sottile 'Ma..., Io..., Lasciami stare. Non trovo le scarpe.' A quel punto qualsiasi cosa mi fossi messo a fare poteva diventare un problema. E così ho solo risposto: 'Va bene, stai tranquilla, facciamo così, io ti ho vista arrivare da laggiù, mentre me ne vado guardo se vedo le tue scarpe e se le trovo ti chiamo, ok ?'
Nessuna risposta. Le ho voltato le spalle e mi sono incamminato nella direzione da cui mi sembrava averla vista arrivare la prima volta. Ovviamente lei ha cominciato a venirmi dietro da lontano. Io le ho cercate davvero quelle scarpe e la cosa più assurda è che le ho trovate, vicino ad un albero, lasciate così, isolate, senza nessuno intorno, mi sono avvicinato ed ho fatto segno con la mano a quella svitata ad una decina di passi da me: 'Sono qui'. Lei ha quasi corso per arrivare, s’è infilata il paio di scarpe, in tinta con la gonna che le arrivava sopra il ginocchio, subito, senza pulirsi le piante dei piedi dalla terra e dal sangue, poi se ne è andata, forse più instabile ma meno sofferente.
E la verità è che non c’è altro da dire, l’ho lasciata andare via in quelle condizioni, senza sapere come era arrivata lì e dove stava andando. A volte si fanno incroci pericolosi, si ha la sensazione di essere lì per un motivo ben preciso, ma capita anche di non avere il coraggio di prendersi sulle spalle, fosse pure soltanto per qualche ora, i problemi di un altro.
Capita che si perda, così, l’occasione per essere una persona migliore.
Capita che si perda l’occasione di prendere per mano qualcuno che si è perso per riaccompagnarlo a casa.
Capita che dopo ci si senta davvero una normalissima e coscienziosissima Merda.

